logo
Wrong email address or username
Wrong email address or username
Incorrect verification code
back to top
Search tags: Newton
Load new posts () and activity
Like Reblog Comment
review 2017-04-08 20:42
Tutte le famiglie felici si assomigliano fra loro, ogni famiglia infelice è infelice a suo modo
Una ragazza bugiarda - Ali Land

Eccomi qui, sulle note di Migraine dei Twenty One Pilots a cercare di mettere insieme due parole per riuscire anche solo in parte a descrivere le emozioni che questa sconvolgente lettura mi ha provocato. Parlare di questo libro è molto difficile, i temi trattati sono spinosi e complessi e riuscire a raccogliere i pensieri in modo coerente non è semplice. Questo romanzo è stata una scoperta, avevo avuto modo di adocchiarlo ma un po' per il titolo, non troppo accattivante, un po' per la copertina, troppo semplice, avevo deciso di ignorarlo per dedicarmi ad altre uscite tra cui Phoneplay sempre edito dalla Newton Compton. È proprio quindi quest'ultima che devo ringraziare, se la Newton Compton infatti non mi avesse gentilmente inviato una copia del romanzo sicuramente l'avrei letto dopo chissà quanti anni, maledicendomi per averlo perso e snobbato per tanto tempo in quanto questo thriller mi ha letteralmente stregato tanto da farmelo divorare in pochi giorni.
Fin dalle prime pagine veniamo intrappolati nella mente di Milly, una giovane di quindici anni che ha deciso di denunciare sua madre, accusandola di crimini orrendi perpetrati ai danni di poveri bambini innocenti, veniamo quindi catapultati in una lettura frenetica e disperata alla ricerca della verità. La stessa ragazza sembra giocare con il lettore provocandolo, la protagonista è quasi sfacciata e fin dalle prime pagine non esita a giocare con noi, ci fa capire che c'è qualcosa che non va, che non tutto è così semplice e scontato che lei non è solo una ragazzina vittima o "spiona" come sottolineano Phoebe e le sue amiche bulle, Annie (questo il vero nome della ragazza) ci lancia addosso fin da subito un indizio, un sasso, per poi abilmente e crudelmente nascondere la mano, lasciandoci fin dalle prime pagine smarriti.
Leggiamo "Dovrei sentirmi fortunata, invece ho paura. Paura di scoprire chi sono e cosa potrei essere. E ho paura che anche loro lo scoprano." e ci chiediamo che cosa spaventi così tanto una quindicenne, una ragazza che a quell'età dovrebbe solo pensare alle amiche, ad andare bene a scuola, alle prime cotte. Che cosa spaventa così tanto Milly? Che cosa l'ha portata a "tradire" la stessa madre per la quale sembra provare un affetto a tratti malsano? Chi è veramente questa ragazza? Una semplice vittima? O forse... una carnefice? Queste sono le domande che mi sono posta fin dalle prime pagine e che mi hanno spinta a gettarmi a capofitto nella lettura.
Il romanzo è incalzante è il punto di vista di Milly è così sfuggente ed enigmatico che riesce a tenere alta l'attenzione, la trama è ben sviluppata, gli eventi che si susseguono sono ben distribuiti nel corso dell'intero romanzo senza ritrovarsi di fronte odiosi, quanto inutili, momenti morti. Tutto sembra curato nei minimi dettagli, il mondo di "Good Me, Bad Me" nelle sue 346 pagine sembra essere immenso e si apre di fronte ai nostri occhi bramosi di conoscenza e verità. Non troviamo solo Milly, anche se è lei la protagonista ed è suo il punto di vista, non è sempre lei la star, non ha sempre i riflettori puntati addosso, Ali Land non si limita a descrivere Annie ma ci permette di apprezzare anche gli altri personaggi e soprattutto la sua nuova famiglia, una famiglia che agli occhi della gente comune appare perfetta, la dolce famiglia del Mulino Bianco, con una madre carismatica e indipendente, un padre amorevole e dedito alla comunità e una figlia forte, bella e sicura di sé, una famiglia in cui chiunque vorrebbe vivere eppure che come tutte le famiglie nasconde segreti e imperfezioni
Troviamo Mike, uomo brillante, per tutti il padre perfetto, uno psichiatra che si occupa di ragazzi problematici, l'uomo ideale per avere a che fare con una figlia adolescente eppure che quasi con superficialità ascolta e consiglia tutti ma è incapace di comunicare con la sua stessa famiglia, con la sua stessa figlia e spinto dalla sua generosità e bontà d'animo accoglie senza pensarci due volte una giovane, una intrusa a turbare e invadere il suo santuario, il suo porto sicuro.
Saskia, una donna che vorrebbe soltanto riuscire ad essere una buona madre per sua figlia, che cerca disperatamente di amarla come solo una madre sa fare e che nonostante tutti i suoi tentativi sembra sempre essere troppo distante, senza riuscire a prendere per mano la sua bambina, senza poterla aiutare e proteggere dal mondo e dalle sue insidie e questo la sconvolge, la abbatte spingendola ad autocommiserarsi per colpe che sente di avere ma che di fatto non ha, per affrontare il dolore quindi si circonda di sogni ed illusioni comportandosi agli occhi della comunità come la classica mogliettina adorabile che frequenta corsi di Yoga, lavora ed esce con le amiche
E poi c'è Phoebe... Phoebe la cattiva, Phoebe l'adolescente ribelle, Phoebe la bulla che minaccia di morte una "sorella" e sembra gioirne come il peggiore dei mostri eppure Phoebe non è un mostro, è solo una ragazza come Annie, che da un giorno all'altro si ritrova una sconosciuta in casa e di conseguenza ha paura... paura di non riuscire a parlare con la sua famiglia, paura di perdere l'affetto del padre che sente sempre più distante e quello della madre con la quale non riesce a creare un rapporto, paura di non farsi capire, di non riuscire a dare voce al caos che si sente dentro, paura di perdere tutto e di ritrovarsi in casa con una ragazza che potrebbe in qualche modo invadere i suoi spazi personali e scoprire ogni suo piccolo segreto, ogni piccola crepa nella sua corazza. È in parte la paura che la spinge a comportamenti crudeli e infantili nei confronti di una ragazza che neanche si sforza di conoscere ma che nell'impeto della giovinezza odia, cerca di bruciare, con le stesso fuoco, con la stessa rabbia che sente dentro. È proprio Phoebe ironicamente quella che mi ha colpito di più tra tutti i personaggi secondari, forse perché al suo posto e alla sua età una parte di me si sarebbe comportata allo stesso modo con rabbia, gelosia, paura, forse io stessa avrei odiato è cercato di "bruciare" una rivale tanto scomoda.
Tutti i personaggi del romanzo sono incantevoli e... imperfetti. Ali Land riesce con maestria a descriverceli attraverso gli occhi di Milly e a darci fin da subito un quadro delle loro fragilità, dei loro difetti spingendoci spesso ad odiarli, a vederli come dei nemici.
Annie è una narratrice perfetta, riesce a stregare il lettore e con la sua bellezza ad ammaliarlo e a condurlo nella sua ragnatela.
Nel corso della lettura possiamo apprezzare lo sviluppo del personaggio, la psicologia che la caratterizza e vedere come Milly e Annie spesso sembrano due persone diverse che si incontrano, che si scontrano a duello, i loro pensieri entrano in collisione e ci chiediamo chi sia la ragazza che abbiamo di fronte... Annie, la vecchia e cara Annie, la Annie per tutti infame, vittima degli abusi fisici e mentali della madre perpetrati fin dalla più giovane età o Milly, la nuova Milly, la ragazza nuova e coraggiosa che lotta contro tutto e tutti per urlare al mondo la sua innocenza, per riprendersi la vita che una madre crudele le ha per anni negato... ci chiediamo quindi... chi è davvero la nostra protagonista? Chi è Annie? Chi è Milly? Dove finisce una e inizia l'altra? Queste domande ti portano a leggere avidamente, come un assetato in un deserto, e a sconvolgerti ed emozionarti per ogni frammento, ogni dettaglio, ogni piccola scoperta. Mi sono sentita come una bambina, una piccola bimba alla scoperta del mondo, mi sono emozionata, commossa e indignata con Annie... per Milly.
Questo romanzo mi ha letteralmente conquistata tanto da non riuscire a posarlo fino alla fine, era da un po' di tempo che non trovavo un thriller psicologico che riuscisse a coinvolgermi così tanto spingendomi a interessarmi, spaventarmi e preoccuparmi per la sorte della protagonista. Mi sento di consigliarlo senza alcun timore a tutti gli amanti del genere, visto i temi trattati la considero una lettura un po' delicata e al contrario di altri titoli per essere letto ha bisogno del giusto momento, del giusto stato mentale per riuscire a cogliere fino in fondo la psicologia della protagonista e delle persone che la circondano, è quindi un libro da leggere con attenzione su cui focalizzare l'attenzione, forse meno adatto a una vacanza o a un momento più frenetico un libro che riesce comunque a fare molte soddisfazioni a stregare il lettore e a provocargli emozioni che difficilmente dimenticherà.
Ringrazio ancora la Newton Compton per avermelo mandato e avermi fatto entrare nel mondo di Annie e nei suoi segreti
A tutti voi mando un saluto e alla prossima recensione

Like Reblog Comment
text 2017-04-08 02:22
The Missing Cupcake Mystery
The Missing Cupcake Mystery: with audio recording - Tony Dungy,Lauren Dungy,Vanessa Brantley Newton

400L

Pre K-5

3 children's mother agrees to buy them cupcakes for after dinner.  But, before dinner one of the cupcakes goes missing.  The 3 children must find the missing cupcake before anyone can eat their dessert.  I would use this book to help the children learn how to be "detectives".  The students would have to use their reasoning to figure out what they think happened to the missing cupcake.

3 Stars

Like Reblog Comment
photo 2017-04-05 14:22

Grazie per la sorpresa Newton <3 Non vedo l'ora di iniziarlo :D

Like Reblog Comment
show activity (+)
review 2017-03-27 16:17
Remember No More by Jan Newton
Remember No More - Jan Newton

Julie Kite with a new promotion to Sargent is leaving big city life as a cop to follow her husband to a small town Mid-Wales. Her husband decides he needs a change and Julie decides in order to save her marriage this is what she must do.

 

When you put a big city cop into a small town things are bound to shake up a bit. Julie is used to going after the big crimes but must settle into small town life and small town crimes. She has a lot to learn about small town life to fit in. But her big city police training comes in handy when they get a huge case that none of the small town force is equipped to deal with.

 

This is a great mystery to read. It is full of twists and turns during the investigation. it is a pretty fast moving story and kept my attention.

Like Reblog Comment
show activity (+)
review 2017-03-21 10:58
Ein Buch ist mehr als die bloße Summe seiner Bestandteile
City of Ruin - Mark Charan Newton

Formell ist Villiren Teil des Imperiums Jamur. In der Realität feiert die Stadt ihre Unabhängigkeit und funktioniert nach eigenen Regeln und Gesetzen. Jeder Hunger, jede Perversion kann befriedigt werden. Diesen Sündenpfuhl muss Brynd Lathraea, Kommandant der Nachtgarde, gegen eine brutale Invasion verteidigen. Nach der Entdeckung der fremdartigen, feindlichen Okun obliegt es Brynd, Villiren auf ihren Angriff vorzubereiten. Verzweifelt versucht er, Autoritäten und Bevölkerung von der Gefahr eines nahenden Krieges zu überzeugen. Ihm begegnen Hass, Unglaube und Ignoranz. Als ein Mitglied der Nachtgarde spurlos verschwindet, wendet sich Brynd an Inquisitor Jeryd, der seit kurzem in Villiren lebt. Jeryd übernimmt die Ermittlungen und findet bald heraus, dass es in der Stadt zahllose ungeklärte Vermisstenfälle gibt. Wird Villiren von einem Serienmörder heimgesucht?
Währenddessen befinden sich Radur und die Schwestern Eir und Rika auf der Flucht durch die Wildnis. In einem Augenblick größter Not erfahren sie von unerwarteter Seite Hilfe und erhalten wichtige Informationen über die drohende Invasion, die Vergangenheit und Gegenwart des Imperiums in einem neuen Licht erscheinen lassen. Erreichen sie Villiren rechtzeitig, könnten diese Informationen den Ausgang der bevorstehenden Schlacht beeinflussen. Wird Villiren standhalten?

 

„City of Ruin“, der zweite Band der „Legends of the Red Sun“ von Mark Charan Newton, verlagert die Handlung in die Hafenstadt Villiren. Mir gefiel dieser Schauplatzwechsel sehr gut, weil Villiren ein Ort morbider Faszination ist. Es ist eine Stadt, die sich außerhalb der allgemeinen Gesetze bewegt. Geld und Macht sprechen Recht; Gerechtigkeit erhält nur, wer über das nötige Kleingeld verfügt. Der Stadthalter fördert die freie Marktwirtschaft, die die alltäglichen Hürden des Kapitalismus verursacht. Es ist eine Stadt der Sünde und des Lasters, in der jedes Bedürfnis befriedigt werden kann. Gangs steigen mit der Politik ins Bett und üben besorgniserregenden Einfluss aus. Jeden Tag kriecht der kriminelle Untergrund weiter an die Oberfläche und vereinnahmt sie.
Ausgerechnet diese Stadt soll Kommandant Brynd Lathraea verteidigen, in der seine Soldat_innen alles andere als willkommen sind und die dem exotischen Feind kaum etwas entgegenzusetzen hat. Brynds Verzweiflung war deutlich spürbar, ebenso wie die fatale Aussichtslosigkeit des Kampfes gegen die Okun. Ich empfand tiefe Hoffnungslosigkeit und sorgte mich um die Figuren, zu denen ich nun endlich eine stabile Bindung aufbauen konnte. Fluch und Segen zugleich, denn Mark Charan Newton neigt dazu, seine Charaktere äußerst unzeremoniell sterben zu lassen. In einem Moment sind sie noch quicklebendig, im nächsten liegen sie schon mausetot am Boden und man fragt sich, wie das geschehen konnte. Dadurch kippt Newton in unregelmäßigen Abständen die Erwartungshaltung seiner Leser_innen – offenbar legt er Wert darauf, als unberechenbarer Autor wahrgenommen zu werden. Er überrascht und schockiert, ohne allzu geizig mit Informationen zu sein. Der Handlungsstrang von Radur, Eir und Rika erklärt die Hintergründe des Krieges gegen die Okun, die Motivation ihres plötzlichen, aggressiven Angriffs, und gewährt tiefe Einblicke in die umfangreiche, komplizierte Geschichte des Imperiums. Newton brachte mich in eine der Nachtgarde überlegene Position und ließ mich meine erzwungene Untätigkeit verfluchen. Wie gern hätte ich in die Handlung eingegriffen und Kommandant Brynd mitgeteilt, was ich herausgefunden hatte.
Je mehr ich über die Vergangenheit des Imperiums erfuhr, desto weniger begriff ich jedoch dessen aktuelles Entwicklungsniveau. Obwohl das Imperium Zehntausende von Jahren alt ist, steckt es in einer Art Renaissance fest. Es müsste wesentlich fortschrittlicher sein. Hinweise deuten an, dass sehr viel Wissen verloren ging, aber ich verstehe (noch) nicht, wieso. Was ist passiert? Warum sind Kultisten die einzigen, die sich mit der Technik vergangener Jahrhunderte beschäftigen, mit Relikten, die der Gesellschaft und Kultur Jamurs so weit voraus sind, dass sie wie Magie erscheinen?
Ich zweifle noch daran, ob es in Newtons Universum überhaupt Magie im traditionellen Sinne gibt, habe aber mittlerweile den Eindruck, dass die bevorstehende Eiszeit keines natürlichen Ursprungs ist. Ich glaube, dass das Auftauchen der Okun und die sinkenden Temperaturen zusammenhängen. Vielleicht müssen die Problematiken nicht separat behandelt werden – vielleicht hängt das Schicksal Jamurs davon ab, dass beide Bedrohungen gemeinsam beseitigt werden.

 

„City of Ruin“ ist ein komponentenreicher, gewissenhaft konstruierter High Fantasy – Roman, der besonders mit originellem, vielfältigen Worldbuilding punktet. Dennoch kann ich nicht mehr als drei Sterne vergeben. Die unsägliche Wahrheit ist folgende: das Lesen war eine Qual. Es war dermaßen anstrengend, dass es mich fast zermürbt hätte, obwohl ich durch „Nights of Villjamur“ darauf vorbereitet war, dass die Lektüre kein Zuckerschlecken sein würde. Direkt danach war ich völlig entnervt und fest entschlossen, die „Legends of the Red Sun“ auf ewig von meinem Radar zu verbannen. Mittlerweile bin ich entspannter und empfinde durchaus eine gewisse Neugier hinsichtlich des nächsten Bandes, das grundsätzliche Problem bleibt allerdings bestehen: ich kann nicht definieren, warum mir Mark Charan Newtons Romane solche Schwierigkeiten bereiten. Es gibt kein Detail, das ich als Übeltäter entlarven könnte. Ich kann nur vermuten, dass Newton und ich nicht auf der gleichen Wellenlänge schwingen, weshalb die Kombination der Elemente seiner Geschichte für mich mittelmäßig funktioniert. Jedes Buch ist eben mehr als die bloße Summe seiner Bestandteile. Ich halte es mir offen, ob ich es mit dem Nachfolger „The Book of Transformations“ versuchen werde. Vielleicht siegt die Neugier eines Tages, vielleicht nicht.

Source: wortmagieblog.wordpress.com/2017/03/21/mark-charan-newton-city-of-ruin
More posts
Your Dashboard view:
Need help?