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quote 2017-11-14 21:03
«Sono un idiota» gridò Pierce, e lo bloccò mentre abbassava la maniglia e apriva la porta. «Non andare. Per favore.»
Rafe non si mosse. Non riusciva a decidere se poteva fidarsi ancora delle sue parole. Sembrava che lui le stesse usando con parsimonia, ma senza una reale emozione. Aveva bisogno di una prova. Lo disse a Pierce, senza girare la testa, continuando a fissare la porta.
«Non so come. Non so come impedirti di andare via. Ti amo e non so che cosa ci sia di così incasinato in me da non riuscire a vedere che anche tu mi ami. Capirò se te ne andrai. Mi si spezzerà il cuore, ma lo capirò. Non è facile stare con me. Penso che i miei genitori mi abbiano fottuto più di quanto credessi. Ma non è una scusa. Quindi, se devi andare, vai. L’unica cosa che posso dire per convincerti a rimanere è: “Ti prego, portami a casa”.»
La stanza piombò nel silenzio. I pazienti che si erano svegliati stavano sicuramente guardando Rafe, perché poteva sentire i loro occhi indiscreti bruciargli la schiena. Anche il rumore della TV in sottofondo sembrava essersi zittito, in attesa della sua risposta. Era così stanco delle parole di Pierce. Di lui che si rendeva conto della sua stupidità e che si scusava. Di lui che lanciava “mi dispiace” in giro come fossero biscotti. Col cavolo che se ne sarebbe andato se lo stava implorando di portarlo a casa.
«Va bene, estúpido» disse e si voltò.
Come aveva intuito, tutti lo stavano guardando. E lo stava facendo anche Pierce. Ed era un cazzo di disastro. Ma lui amava quel disastro con tutto il cuore. Coprì la breve distanza che li separava e gli prese le mani. Lo baciò. Le persone nella stanza fecero sentire la loro presenza esultando, tutti e due le guardarono senza interrompere il bacio.
Sì, stavano andando a casa. E casa era ovunque fosse l’altro. Anche se questo significava che sarebbero stati di nuovo per strada e che avrebbero dovuto dormire nei treni della metropolitana.
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quote 2017-11-14 21:02
«Gesù Cristo! Ora decide il sistema. Cosa ci sarà dopo? Chiedere a un robot il permesso di cagare?» gridò, sbattendosi la porta alle spalle.
Rafe gli mise le mani sulle spalle e gli chiese di calmarsi. Scoprì che era impossibile.
«Sono tutti delle teste di cazzo, davvero!» disse.
Lui rise. «Ma a noi piace il cazzo, ricordi?» Pierce ridacchiò e alzò gli occhi al cielo
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quote 2017-11-14 21:02
Voleva mostrare al mondo i lati opposti della città che non dormiva mai. Voleva raccontare la sua storia attraverso i propri occhi, le proprie lenti. Molte persone avevano cercato di fare lo stesso. Nessuno aveva mostrato il lato davvero oscuro che si celava dietro i musical della classe media e delle celebrità che ammiccavano con falsi sorrisi ai paparazzi. O forse ce n’erano stati altri. Ma a lui non importava. Non voleva farlo per gli altri ma per sé. Comunque non aveva nessuno, a parte Rafe, a cui mostrare le foto. In ogni caso voleva farlo bene. Nonno Kevan aveva immortalato la sua vita con la macchina fotografica; era tempo che Pierce fotografasse la sua.
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quote 2017-11-14 21:02
«Tu sei il mio mondo» disse, assicurandosi che ogni parola arrivasse a segno.
«No. Rendo questo mondo crudele con la mia presenza. Ecco perché nessuno mi vuole intorno. È per questo che i miei genitori mi hanno cacciato. Ecco perché Vance mi ha mandato via…» continuò a mormorare tra sé e sé.
Rafe scosse la testa di Pierce per riportare la sua attenzione su di lui. «Ascoltami, idiota. Chiunque ti voglia fuori dalla sua vita, non ti merita. Perché tu rendi questo mondo un posto più bello e più dolce. Rendi la mia vita migliore. La rendi degna di essere vissuta. Questa vita schifosa ci ha fatti trovare e, non so se l’hai notato, ma siamo una buona squadra, cazzo. Quindi, smettila di colpevolizzarti, rimetti le tue cose dov’erano e siediti. Perché tu non andrai da nessuna parte. Va bene? Se qualcuno deve lasciare questo posto, siamo noi due. Insieme. Okay?» gli gridò, gli occhi gli bruciavano ma non gli importava in quel momento. Tutto quello che voleva era riuscire a fermare Pierce.
E lui lo fece. Lui smise di piangere e lo baciò. Fu un bacio salato, ma fu il loro bacio più forte.
Si sedettero sul letto e Rafe asciugò gli occhi di entrambi prima di continuare: «Dal momento che la testa di cazzo ci vuole fuori, ho pensato che è giunto il momento di riprendere il nostro piano iniziale e trovare un posto in cui stare insieme.»
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quote 2017-11-14 21:01
«Rafe, mi dispiace per essermi comportato da stronzo. È quello che succede quando apro bocca. Perciò la chiuderò e lascerò che mi racconti di te, sperando che tu possa perdonarmi perché, francamente, non riesco a immaginare di non parlarti mai più» disse, e aspettò la risposta di Rafe.
Quest’ultimo non poteva credere che un ragazzo come Pierce volesse la sua amicizia. Lui era veleno, ma se il veleno era dolce, al diavolo gli antidoti.
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